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[Incontri di approfondimento] Museo Poldi Pezzoli - "Ravasco: evoluzione di uno stile"

20/03/2017

Ultimo incontro dedicato ad Alfredo Ravasco, grande artista del Novecento che ha saputo tradurre il gusto eclettico della gioielleria straniera dandone una propria interpretazione sintetica e razionale. Un focus conclusivo che sancisce anche la fine della mostra "Il Gioiello italiano del XX secolo" organizzato dal Museo Poldi Pezzoli in questi mesi, mostra che diventerà itinerante e vedrà tappe anche in Oriente.
 
Intervento della dottoressa Annalisa Zanni:

Grazie all'intervento di Melissa Gabardi, possiamo ricostruire il personaggio di Alfredo Ravasco. Melissa Gabardi ha infatti trovato numerosi bozzetti, per cui è stato possibile restituire l'artista alla sua opera. Ricondurre gli artisti alle loro creazioni grafiche è un percorso scientifico che gli storici dell'oreficeria devono fare obbligatoriamente per valorizzare una storia italiana che è solo nostra, un percorso che consegnamo alle generazioni future. La direttrice spera infatti che la mostra "Il Gioiello italiano del XX secolo" del Museo Poldi Pezzoli possa andare in altre città, per trasmettere la grande qualità della gioielleria italiana nel mondo, come merita. 

"Alfredo Ravasco, evoluzione di uno stile" - Melissa Gabardi:

Ritratto di Alfredo Ravasco, Arturo Rietti, 1939
 
L'opera di Ravasco è molto "architetturale", il suo sguardo nell'oggettistica ha saputo andare di pari passo alla gioielliera. Alfredo Ravasco era infatti molto esigente, ma nelle sue opere traspariva un rigore privo di orpelli. Alfredo Ravasco era un creatore ma seguiva molto da vicino i suoi collaboratori, dirigendoli al massimo. 
Dal punto di vista stilistico l'artista ha saputo seguire le tracce di un internazionalismo di forme, portando a Milano una ventata di novità
Per ricostruirne l'opera è stato molto importante l'archivio della famiglia Merzaghi, discendenti di Rino Merzaghi che è stato collaboratore e stretto amico di Ravasco.
La raccolta racchiude molti disegni su carta da lucido, raramente datati. Disegni preparatori per i collaboratori che indicavano materiali, colori, commenti di pugno di Ravasco. 
Altri erano disegni particolarmente rifiniti, che costituivano una testimonianza dell'oggetto compiuto. 
Ravasco non si è mai sposato, è sempre stato accompagnato dalla sorella Rosetta, che ha sempre collaborato con lui. Nasce a Genova nel 1973, da Giacomo Ravasco, un gioielliere con un'ottima clientela. A pochi mesi di vita del figlio si trasferisce a Milano, Ravasco infatti si considerava milanese doc, e parlava benissimo il dialetto meneghino. La sua "casa-bottega-laboratorio" era in via Verziere 2. 
Al logo rimane sempre affezionatato, segue dal principio la carriera del padre, ma la gavetta la fa presso l'orafo milanese Bellomio, alla sera è invece occupato a Brera per dei corsi sul disegno. 
Molto vitale, organizza la sua azienda in modo organico e sistematico, ha una serie di laboratori esterni che lavorano per lui, incassatori, cesellatori, in ogni branchia aveva laboratori esterni. Presso il suo laboratorio selezionava i materiali per la realizzazione dei gioielli dirigendo in prima persona tutte le altre figure che collaboravano nella produzione.
 

Oggettistica - Ravasco

[Portaprofumi in gres e perle, 1923 - Museo scienza e della Tecnologia di Milano]
Oggetti di gusto antico, che fanno riferimento a motivi rinascimentali, scatole preziose, parte di creatività molto diffuse. Molto pezzi erano vicino ai suoi gusti personali, interpretazioni delle mode del moderno. 
 

Lo stile Liberty

Ravasco partecipa a molte esposizioni: 
Come quella di Milano del 1906, che viene creata per il traforo del Sempione, da un'idea di Adone Calderoni e Ravasco.
[Disegno per pettine Liberty di Alfredo Ravasco, Milano, Archivio Merzaghi]
La rivista "Emporium" aveva lanciato delle frecciate molto negative nei confronti del Liberty Italiano, ma in realtà nella esposizione c'erano molti esempi di gioielli Liberty, per cui lo stile era ben rappresentato. In quegli anni le pettinature femminili danno molto rilievo a pettini preziosi. Ma il Liberty di Ravasco non è paragonabile alla sovrabbondanza dell'art nouveau, è più sintetico.
[Disegni di Alfredo Ravasco, per ornamenti del capo, pendenti e placca, Milano, Archivio Merzaghi]
Una tipologia molto in voga nel periodo dei primi del Novecento era il collare, molto spesso decorato da una placca centrale, sostenuto o da nastro di velluto o seta, o da una successione di perline, che sostenevano ornamenti di origine rinascimentale.
[Disegno per spilla, Milano, Archivio Merzaghi]
In questi anni il gioiello Liberty francese propone un gioiello che vuole attrarre a tutti i costi, quindi non solo con pietre preziose importanti, per creare un effetto bagliore, ma con pietre dure come anche l'opale, il cristallo di rocca. Parallelamente i gioiellieri italiani condividono un gusto chiamato "stile ghirlanda". Che sfrutta in pieno lo splendore del diamante, e che guarda il gusto Luigi XVI, mediante riferimenti di rose e gigli. 


Gusto Art Deco: 

Si arriva ad una visione di modernità assoluta, dove nella moda spiccano i tagli di capelli alla garçon, le gonne si accorciano per facilitare il charleston, le camice sono a maniche corte, per cui le braccia si scoprono e il gioiello la fa da padrone
Sono molto di moda le spille, dalla forma appiattita, con decorazione simmetrica e geometrica. Quando ci sono riferimenti al mondo naturale e animale sono in realtà ridotti a schemi geometrici, figure ricorrenti con infatti il cerbiatto o la rosa, che però risultano completamente geometrizzate. Ravasco condivide questa geometrizzazione. 
 
[Bracciale in platino con diamanti e zaffiri, Alfredo Ravasco, 1925]
Bracciale presentato e all'esposizione parigina del 1925 dell'Art Deco, e premiato nel corso della manifestazione.
 
[Disegni per spille Decò, Alfredo Ravasco, Archivio Merzaghi]
Le spille, molto apprezzate in quegli anni, erano sempre composte da un oggetto centrale (una pietra centrale con cristallo di rocca, oppure un segmento di brillanti) e due elementi simmetrici in oro ai lati.

[Ciondolo con Minerva, in oro giallo e cristallo di rocca, Alfredo Ravasco, Museo della Scienza e della Tecnologia, Milano]
Raffigura Minerva, in oro e cristallo di rocca. L'immagine è stata intagliata da Franz Pelzel che collaborava con Guido Balsamo e Gio Ponti.  
 
[Disegno Alfredo Ravasco, Bracciale con brillanti bianchi e neri, Archivio Merzaghi, Milano]
Binomio diffuso nel 1910: bianco e nero. Ma anche nero e rosso con il corallo, sinonimo di italianità. 
 
[Spilla a cestino in oro giallo, zirconi, ametiste, granato, quarzo citrino, opale di fuoco, perline e piccoli diamanti, attribuita a Ravasco, Museo del Risorgimento di Milano]
Il motivo del cestino era molto amato. Alfredo Ravasco talvolta firmava i suoi oggetti, ma non sempre. La maggior parte degli esemplari, quando non sono firmati, sono garantiti dal disegno originale. 
 
[Disegno di reticolo cinese, Alfredo Ravasco, Archivio Merzaghi]
Tema dell'oriente ha influenzato molto il gusto Art Deco. Anche l'arte precolombiana è molte volte riproposta nell'oreficeria Art Deco.
Roberto Papini in "Le Arti a Firenze": "..Nell'Art Deco le pietre preziose sono scolpite come da raggiungere l'effetto delle giade".
Anche l'arte indiana ha influenzato molto il gusto di Ravasco.
 

Una clientela d'elite

A proposito della grande ricerca con cui Ravasco trovava i pezzi: a Roma si riforniva di cammei, a Praga di pezzi per portaoggetti, a Torre del Greco (dove fu il Direttore della scuola del Corallo) aveva stretto rapporti di amicizia presso la famiglia Ascione, da cui si riforniva per fiori di corallo
Lettera privata: "...14 dicembre 1935. Caro signor Ascione, qua è caduta una grande nevicata, di conseguenza verrò a gennaio... dovrei fare qualche regalo di Natale e avrei pensato ad alcune conchiglie perlifere, le scelga per me...". Ravasco ebbe nella sua carriera grandi clienti internazionali, moltissimi contatti importanti, fu infatti un grande frequentante di esposizioni internazionali, di conseguenza sviluppò una mente decisamente aperta per il gusto estetico estero, i clienti che frequentavano il suo negozio erano di caratura molto alta come prelati o pontefici che sceglievano lui per il suo stile inconfondibile. 
 

Anni '30

 
[Spilla Alfredo Ravasco, diamanti e platino, 1930]
Negli anni '30 l'artista mantiene il suo primato: dopo il decennio Art Deco, costituito da gioielli colorati e dai forti contrasti chiaroscurali, nel '30 vi è un gusto per un candore diffuso, che condiziona la gioielleria, la moda, l'arredamento. Il biondo delle donne anni '30 è infatti quasi bianco. La spilla è bianca, rettangolare, ovale, geometrica, vi è un forte volontà di esibizione di platino e diamanti di tutti i tagli. In questi anni, non solo la spilla a placca la fa da padrone, ma anche i bracciali. Nell'archivio Merzaghi sono stati ritrovati i disegni originali di bracciali. L'elemento dell'orecchio appare però abbastanza raramente.
 

il Ventennio

[Coppa in stile littorio per manifestazione sportiva, Alfredo Ravasco]
Nel periodo del ventennio fascista, Ravasco non si sottrae all'oggettistica, crea infatti molte coppe per tornei sportivi. In questi anni era molto importante lo sport: queste coppe hanno motivi evocanti il gusto del ventennio. Si è inoltre cimentato in oreficeria maschile, per cravatte o gemelli, sempre legate alla moda. 
 

Epilogo

La sua carriera finisce in modo tragico, il laboratorio è distrutto a causa di una bomba durante la guerra, poco prima muore la sorella Rosetta che era sempre stata il suo appoggio. Decide quindi di ritirarsi dalla sua attività. Il suo patrimonio viene lasciato in opere di bene, alle famose stelline, come l'orfanotrofio, ed ad altre opere di bene. Ma soprattutto tutti i gioielli verranno dopo la morte (avvenuta nel novembre 1958) dispersi in alcune aste. 
I cataloghi purtpppo non portavano fotografie, quindi l'opera risulta molto nebulosa. 
 

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